..::ARCHIVIO TESTUALE DI http://www.marotochi.it

DATA: 2018-01-09



Rigenerare il cervello


La ricerca sui farmaci contro la sclerosi multipla, la malattia che attacca la mileina, la sostanza indispensabile al buon funzionamento dei neuroni, a oggi si è concentrata sul ridurre la forza dell'attacco e non sul promuovere la crescita di nuova mielina. Ma le cose cambiano: « Per la prima volta abbiamo visto che alcune strategie di riparazione danno dei risultati clinici » , spiega con orgoglio Catherine Lubetzki, del dipartimento di Malattie del sistema nervoso, Hôpital Pitié- Salpêtrière di Parigi, organizzatrice del congresso Ectrims, l'appuntamento europeo più prestigioso dedicato a questa malattia. « La degenerazione della mielina è presente dall'inizio della malattia, non solo nelle fasi progressive. Per questo è fondamentale, fin da subito, capire come aiutare il sistema nervoso centrale a tamponare la situazione » , aggiunge.

Nella sclerosi multipla si ha infatti una progressiva erosione della mielina, il rivestimento degli assoni, i filamenti che collegano i neuroni fra loro e che consentono ai segnali elettrici di essere trasmessi lungo tutto il corpo. Le persone con Sm, quindi, vanno incontro a una perdita progressiva delle capacità motorie e cognitive, con una velocità che varia da caso a caso: con il passare degli anni può accadere di non riuscire più ad allacciarsi le scarpe o stringere un bullone, fino a perdere in alcuni casi la capacità di camminare. È possibile fermare questo processo, o addirittura invertirlo? I ricercatori ci credono e si stanno muovendo su diverse strade.

L'Italia può vantare un primato: al San Raffaele di Milano Gianvito Martino ha iniziato il primo studio clinico al mondo, co- finanziato dall'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, che vuole provare la sicurezza del trapianto di cellule neurali adulte su pazienti con forma progressiva della malattia. « Abbiamo già trapiantato tre pazienti: a distanza di mesi dall'ultimo intervento non hanno avuto particolari effetti collaterali né particolari problemi di sicurezza del trattamento somministrato » , spiega Martino. Visti i buoni risultati si sta procedendo ora alla selezione di un secondo gruppo di tre pazienti. Una volta conclusa la fase di sicurezza, si dovrà poi disegnare uno studio per verificare l'efficacia di questo approccio: dimostrare cioè che le cellule staminali una volta arrivate nel cervello si differenzino e vadano a rimpiazzare quelle danneggiate o a promuovere la riparazione. Una strada lunga, ma segnata.

L'altra via che seguono i ricercatori è farmacologica, con l'obiettivo di mettere a punto dei medicinali in grado di riattivare il meccanismo di riparazione. Durante le prime fasi dello sviluppo, infatti, c'è una produzione di mielina importante da parte del sistema nervoso centrale, che poi però viene bloccata, altrimenti sarebbe dannosa. Ecco quindi l'idea: togliere il freno che l'organismo ha messo alla capacità di produrre questa sostanza e vedere se il meccanismo riparte. « Opicinumab è un anticorpo monoclonale che riesce proprio a fare questo » , spiega Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento neurologico e centro sclerosi multipla del San Raffaele di Milano. Che aggiunge: « Gli studi ci hanno permesso di capire che la somministrazione di opicinumab può accelerare il passaggio del segnale, quindi se il nervo si rimielinizza » . Purtroppo il passaggio dalla prova di principio alla dimostrazione sulle persone non ha dato i risultati sperati. « L'azione deve essere tempestiva: se gli assoni rimangono troppo a lungo svestiti di mielina muoiono, e non c'è più niente da fare. Dobbiamo agire quando il danno non è troppo esteso » , continua Comi. Per questo a Parigi è stato presentato un nuovo studio che coinvolgerà persone con una storia di malattia più breve e con lesioni meno gravi per capire se, somministrato per tempo, l'anticorpo riesca a riattivare gli oligodendrociti, le cellule che producono la mielina.

di Letizia Gabaglio


FONTE: http://ricerca.repubblica.it

RAGGIUNGIBILE ALL'INDIRIZZO:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/01/09/rigenerare-il-cervello64.html?ref=search