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DATA: 2019-06-11



WhatsApp "trita" le immagini. L'appello: non usatelo per condividere le foto ricordo


È una cosa risaputa tra gli utenti più attenti. Ma vale la pena di tornare sull'argomento perché non sembra arrestarsi lo scambio compulsivo di fotografie attraverso WhatsApp: con le vacanze estive in arrivo, è bene che le persone sappiano che scambiarsi le foto ricordo con WhatsApp è sicuramente veloce e immediato, ma distrugge la qualità delle immagini. Chi ne è pienamente al corrente, interrompa la lettura qui; gli altri, per il bene dei propri ricordi, è meglio che proseguano.

La celebre applicazione di messaggistica, infatti, per risparmiare memoria e traffico dati, "danneggia" le immagini che vi transitano, riducendole di risoluzione e comprimendole pesantemente, tanto che quello che arriva a destinazione è spesso solo un lontano parente dell'immagine iniziale. E se questo era largamente accettabile fino a qualche tempo fa, con le fotocamere degli smartphone ancora molto limitate, ora che queste dispongono di molti megapixel e qualità di lenti e sensori incredibili, il danno è sostanziale e non più accettabile, soprattutto se WhatsApp diventa, come accade in molte famiglie, l'archivio dei ricordi.


WhatsApp riduce di risoluzione e comprime maggiormente, a ogni giro sempre di più

WhatsApp nasce come app di messaggistica. E le immagini in questa app vanno pensate proprio come messaggi arricchiti. Quindi va benissimo inviare un meme, anche una foto il cui scopo è solo condividere dove ci si trova o mostrare un oggetto. Ma proprio perché lo scopo non è quello di condividere fotografie, WhatsApp si prende la briga di processare le immagini per abbatterne sostanzialmente l'occupazione.

La prima cosa che fa è quella di ridurre drasticamente la risoluzione: in pratica la fotografia che passa attraverso WhatsApp viene riportata a una dimensione del lato lungo di 1600 pixel: in pratica vuol dire riportare tutte le fotografie a circa un megapixel e mezzo, anche se la fotocamera che l'ha scattata ha 12 o 16 megapixel. Una drastica riduzione di risoluzione che abbatte la dimensione del file e che resta compatibile per una visione decorosa sul display di uno smartphone, ovviamente senza ingrandire l'immagine. Ma non appena si allontanano due dita sullo schermo per vedere più grande o si trasferisce il file su computer, ci si accorge del danno, che oramai è irreversibile.


All'abbattimento di risoluzione, si unisce poi un livello di compressione veramente aggressivo. Tanto che immagini prima molto belle, degradano pesantemente la loro qualità con l'aggiunta di artefatti di compressione che, complice anche la diminuzione di risoluzione, diventano molto visibili.

Abbiamo per esempio condiviso un pattern test sulla risoluzione 4K (quindi circa 8 megapixel).

Se ingrandiamo il dettaglio è ben visibile la trama di un pixel bianco e uno nero in righe orizzontali.

Allo stesso modo, sull'immagine originale si distingue alla perfezione il pattern verticale di due pixel bianchi e due pixel neri alternati.

L'immagine processata da WhatsApp ha perso tutto questo dettaglio: la griglia a 1 pixel è diventata uno spazio completamente grigio.

Quella a due pixel, una trama non più regolare, con alcuni artefatti di interferenza spaziale tra la risoluzione originaria e quella finale.

Ma non basta: se si salva la foto sul telefono e, in un secondo momento, la si ripassa via WhatsApp a un'altra persona, la qualità degrada ulteriormente, non in termini di risoluzione, ma sul fronte del livello di compressione e dei relativi artefatti.

Abbiamo provato con alcune immagini reali: così una bella foto (qui sopra, cliccare per vederla a piena risoluzione) da 15 megapixel e 9,2 megabyte realizzata durante una regata, diventa un'immagine da 1,5 megapixel e 463 KB, con una riduzione di 10 volte della risoluzione e di 20 volte dello spazio occupato. Ovviamente il danno si sente.

A un secondo passaggio sulla chat, la foto non viene più toccata in risoluzione ma ricompressa, tanto da diventare da 250 KB: gli artefatti sono visibilmente aumentati (foto qui sotto, cliccare per vederla a piena risoluzione).

Ovviamente, più dettagli ci sono nella foto originale e più il danno potenziale è elevato. Prendiamo per esempio le classiche foto di gruppo, un genere molto condiviso su WhatsApp: qui è facile trasformare i volti in personaggi di Minecraft, a quadretti.

Ecco qui un esempio reale: l'immagine originale qui sopra (cliccare per vederla a piena risoluzione) è sempre da 15 megapixel, con circa 6000 pixel di base per un'altezza di 2500 pixel. Al primo passaggio via WhatsApp, la foto viene ridotta a 1600 x 680 pixel e ben compressa, passando così dai 7,4 MB originari ai 280 KB finali. Già a questo passaggio, il dettaglio dei volti è scomparso.

Se facciamo un ulteriore passaggio su WhatsApp (l'ultima foto della sequenza sopra riportata), l'algoritmo di compressione reinterviene, come se avesse "ordine" di ridurre sempre e comunque le dimensioni del file, che praticamente si dimezza, arrivando a 130 KB. E l'immagine viene ancora più compromessa, con artefatti di compressione sui bordi oramai inaccettabili (si veda per esempio il controrno dei fogli tenuti in mano).

L'ulteriore decremento ovviamente non si ha se si inoltra il messaggio con la foto invece di salvarla e rimandarla. Ma molte volte questo non viene fatto per non far vedere al destinatario che si tratta di un messaggio inoltrato e non originale. Peccato che, proprio come nel mondo delle copie analogiche, a ogni passaggio la qualità si impoverisce.

E così via, potremmo fare moltissimi esempi.

Ecco una foto da 15 megapixel (clicca per vederla a risoluzione intera.:

Ed ecco la stessa foto passata via Whatsapp:

Apparentemente si tratta di immagini molto simili, ma, malgrado la foto scura mascheri bene e anche l'originale, scattato ad alti ISO, non sia privo di artefatti, l'ingrandimento delle due foto non lascia spazio a grandi dubbi.


Per condividere le foto ricordo, meglio usare applicazioni pensate per quello

Che fare quindi? Il consiglio è quello di condividere le immagini appoggiarsi ad applicazioni pensate espressamente per questo scopo.

Per esempio, con Google Foto è possibile caricare, senza intaccare la propria soglia di spazio cloud, infinite fotografie jpg sotto i 16 megapixel, quanto basta per un ricordo di buona qualità. Ovviamente poi si può condividere via WhatsApp il link con tutte le immagini che si vuole condividere, questa volta però scaricabili a piena qualità. Sarebbe anche possibile caricare le immagini su Whatsapp come file allegato e non come immagine, saltando il processo di ridimensionamento e ricompressione. Si tratta però di una procedura un po' macchinosa (il file va scelto nel file system su Android o nella app File su iOS, cosa certamente meno immediata della navigazione del rullino), così da "nerd" che il rischio è che si rivolga a un target che è già in grado di condividere le fotografie in piena qualità per altra via.

di Gianfranco Giardina


FONTE: https://www.dday.it

RAGGIUNGIBILE ALL'INDIRIZZO:
https://www.dday.it/redazione/31174/whatsapp-trita-le-immagini-lappello-non-usatelo-per-condividere-le-foto-ricordo